Ciao Maria Novella!

Un bip sul cellulare alle 21 di oggi, 14 maggio, ci ha raggiunto tutti come una lama sferzata al fianco di ognuno, nella noia di una serata come tante, tutte uguali da due mesi a questa parte. Il messaggio annunciava: "Maria Novella è tornata alla casa del Padre". Da molti anni però ne era in contatto e non voleva esserlo. Un contatto doloroso, non di pace, un contatto di ospedali, visite, terapie e trepidanti attese. Le attese dei responsi, delle ricerche mediche cadenzate, di quella spada di Damocle che pendeva sulla sua testa. Controlli continui, terapie che finivano appena in tempo per lasciarle una ripresa fisica e una speranza... ancora una volta, per rialzarsi e continuare a lottare. Anche nell'ultimo messaggio nella chat di classe, solo due settimane fa, contenta ci raccontava che stava bene e che si era potuta rialzare. Oggi no, non ce l'ha fatta. E noi tutti increduli, basiti, tutti così abituati a vederla lottare, come fosse normale confrontarsi col male e uscirne sempre vincitrice.
Maria Novella aveva avuto più di cento figli. Tutti quelli a cui ha insegnato per trenta anni...anche se non li aveva partoriti, e come una mamma non abdicava ad educarli. Si è recata a scuola pur soffrendo; proprio lei che avrebbe dovuto star lontana da tutti quei nasi gocciolanti, che avrebbero potuto essere un aggravante, visto lo stato delle sue difese immunitarie. Una guerriera che si è trovata anche a lottare contro mulini a vento tutte le volte che non è stata compresa, perché lei non piagnucolava chiedendo comprensione, lei combatteva, dignitosamente e a testa alta... Aveva bene in mente i suoi "perché", cosicché anche i "come" non le erano d'ostacolo. Lei non lasciava i suoi bambini. Si accontentava di assentarsi solo il tempo di riprendersi. Perché la scuola era la sua vita. Il "Volli fortissimamente volli" dell'Alfieri, per lei, toscana di adozione, è stato il suo mantra, ma non è bastato.
Questa pandemia ci ha isolati, nelle nostre case, con la paura del vicino... Non abbiamo indagato troppo dietro i suoi silenzi, che in quello stato di ansia, sono stati anche i nostri. E così non ci siamo accorti che oggi ha smesso di lottare. Questo lockdown si è concluso come una tragedia greca, con un ultimo atto crudele per noi; proprio la firma più consona a questa regia nefasta degli ultimi tempi.
Ora i piccoli di 6 anni della sua classe hanno una mamma in meno.
Son finiti i controlli.
Basta con le dolorose terapie.
Basta con la paura.
Riposa finalmente in pace Maestra.

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Le colleghe della scuola primaria Margherita Hack di Bagnolo e tutti i docenti ed il personale dell'Istituto Comprensivo Margherita Hack